Spirito e malattia – Psicosomatica, Somatopsichica

La salute e la malattia psicosomatica
L’uomo come unità somato-psichica, la multifattorialità nella malattia e le vie di somatizzazione
Spesso gli eventi inattesi e difficili della vita come le malattie vengono vissuti come fatti isolati senza alcuna correlazione con il proprio stile di vita, la personalità, quindi, con il nostro  modo di essere e di pensare.

In sostanza, spesso, tali situazioni si vivono  su un concetto di passività e di casualità.
Diversamente, però,  gli studi in campo psicosomatico ci continuano a dimostrare la stretta correlazione tra eventi psichici e somatici, tra mondo emotivo – affettivo e mondo corporeo.                   
La gioia, il piacere, l’esultanza, l’euforia, la rabbia, la paura, la tristezza e le emozioni in genere hanno correlati continui con le funzioni somatiche, dimostrando che corpo e psiche sono due mondi in continua comunicazione secondo una bidirezionalità.
Gli studi più recenti in Psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei), in Neurofisiologia  ed in Psicoanalisi evidenziano che le emozioni sviluppano delle modificazioni a carico di organi ed apparati e viceversa.
Possiamo quindi pensare all’uomo ed alla  sua psiche , ossia al corpo ed alla mente come ad un’unità somatopsichica.
Il mondo corporeo e quello psichico sono metaforicamente “due facce di una stessa medaglia“.
Attualmente la vecchia concezione di malattia che si basava esclusivamente sul concetto di relazione causa – effetto è stata sostituita da una visione multifattoriale secondo cui l’evento malattia è la risultante dell’intrecciarsi di molti agenti fra loro:
la genetica, l’ambiente, le relazioni sociali, lo stato immunitario, gli agenti infettivi, gli aspetti psicologici ecc.

Per fare un esempio possiamo pensare alla sindrome influenzale: ci possiamo chiedere perché di fronte all’esposizione comune di più soggetti ad essa non tutti sviluppano conseguentemente l’infezione. E‘ evidente, pertanto, il ruolo di altre variabili nell’insorgenza della malattia. Oppure soffermandoci sulle malattie che insorgono dopo eventi stressanti o dolorosi come il pensionamento, le separazioni, i licenziamenti o i lutti, possiamo comprendere la non estraneità del mondo psichico.
La correlazione tra “corpo e psiche” su basi scientifiche si è andata affermando a partire dagli anni ’30 con gli studi del fisiologo H.Selye e via via fino ad oggi con ricerche sempre più sofisticate e dai risultati sempre più sorprendenti sull’interazione fra questi due mondi in cui si identificano precisi canali di connessione mente – corpo.
Essi dimostrano che il corpo, durante gli stati emozionali, presenta consistenti modificazioni a carico dei visceri, dei vasi e di varie sostanze. Essi, infatti,  hanno correlati continui, intensi e talora imponenti nel funzionamento dell’organismo, seguendo una lunga catena di eventi da alcune aree del cervello quale  il Sistema Limbico (parte filogeneticamente intermedia nello sviluppo dell’encefalo), la corteccia cerebrale (porzione più esterna dell’encefalo, filogeneticamente più recente ed ascrivibile ai neomammiferi), l’asse ipotalamo-ipofisario, il sistema neuro-vegetativo, il sistema endocrino ed il sistema immunitario.

Dal punto di vista neurofisiologico la somatizzazione avviene quando, in seguito alla negazione o alla repressione di uno stimolo emotivo per cui viene  meno la sua verbalizzazione, la via nervosa che viene maggiormente attivata è quella che dal Sistema Limbico prosegue verso l’asse ipotalamo-ipofisario e via via  verso il Sistema Nervoso Autonomo  Periferico, l’Endocrino e l’Immunitario.

A loro volta i segnali viscerali stabiliscono un feedback con le vie nervose che vanno alla corteccia cerebrale dando luogo a quello che viene definito un “processo di apprendimento delle esperienze emozionali“ quindi la costruzione dei sentimenti. Si tratta dell’interpretazione cognitiva degli stati emozionali.
L’elaborazione corticale delle informazioni concernenti stimoli a contenuto emozionale produce un’esperienza conscia delle emozioni (sentimenti) oltre che segnali che vengono inviati ai centri inferiori e che possono sopprimere o intensificare le manifestazioni somatiche legate alle emozioni.
Le emozioni ed i sentimenti sono strettamente connessi con i comportamenti motivati, quali l’assunzione del cibo, l’assunzione dei liquidi, ecc.
 
Pensiamo ad esempio a situazioni di anoressia o di bulimia: l’aspetto emotivo ritrova un preciso correlato neurofisiologico.
Diversamente, se il soggetto invece di reprimere le emozioni le libera verbalizzandole, le vie nervose che vengono maggiormente attivate sono quelle dirette alla corteccia cerebrale Pertanto, il flusso d’informazioni si allontana dalla scarica somatica periferica per liberarsi con la parola mediante la verbalizzazione dei contenuti emotivi.
Infatti, l’asse ipotalamo – ipofisario si comporta come un vero e proprio “rele’ ’” del funzionamento endocrino ed a sua volta di comunicazione con vari organi ed apparati.
Risulta ora chiara l’importanza della verbalizzazione dei contenuti emotivi, ossia dell’espressione attraverso le parole delle nostre emozioni per il mantenimento dello stato di salute e della guarigione.
Alcune persone manifestano delle difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni, talvolta anche nel riconoscerle: questi soggetti si definiscono alexitimici.            
L’Alexitimia è letteralmente la mancanza di parole per esprimere le emozioni: metaforicamente, questi individui si comportano come dei neonati. Nei piccoli infatti il linguaggio utilizzato è quello corporeo come per gli adulti alexitimici.

Essi spesso non si riconoscono emotivamente e non riescono a dare voce al proprio mondo emotivo se non attraverso i disturbi somatici.
Gli studiosi francesi ci parlano di “pensee’ opératoire “ (pensiero operatorio), ossia di soggetti che hanno un linguaggio solo volto al concreto con scarse capacità immaginative e difficolta’ nella simbolizzazione.
Queste modalità di comunicazione innescano il funzionamento delle vie di somatizzazione attraverso le connessioni tra Sistema Limbico e ipotalamo-ipofisi con l’attivazione della cascata ormonale e del sistema nervoso vegetativo.
Altre condizioni si affiancano all’alexitimia quali cofattori scatenanti o predisponenti per  l’insorgenza di una malattia in un’ottica multifattoriale:
1. L’aumentato stress esistenziale (recenti eventi di perdita affettiva, continui contrasti affettivi, sovraccarico lavorativo con scarsa soddisfazione, ecc.);
2. Uno stato protratto di demoralizzazione o la depressione fino a condizioni di disperazione;
3. La presenza di un ridotto supporto affettivo ed emozionale, come ad esempio la mancanza di relazioni all’interno delle quali la persona sente di essere importante per gli altri. Questa condizione infatti di per sé non è causa di malattia, ma risulta avere un effetto protettivo verso patologie somatiche e/o psichiatriche;
4. Condizioni di stress emozionale acuto scatenate da eventi inattesi ed improvvisi .Tipici esempi possono essere il dolore toracico (“l’attacco di cuore”) all’arrivo di una brutta notizia o la paura in seguito ad eventi quali terremoti, nubifragi,ecc; oppure la recidiva di una gastrite o una crisi ipertensiva in seguito a contrasti importanti in contesti in cui non si possono liberamente esprimere le proprie opinioni.

Dal punto di vista psicoanalitico numerosi studi si sono realizzati dai primi del novecento   ad oggi per giungere alle attuali conoscenze
(G.Groddeck, Dunbar, F. Alexander, F.Deutsch, ecc.).
Tra i primi ed il più importante quello dello studioso Franz Alexander, negli anni 30-40, principale teorico psicosomatico dell’epoca, il quale  sosteneva che condizioni regressive volte alla condizione di dipendenza fossero causa di malattia. In particolare, egli concentrò i suoi studi sulla “specificità del conflitto”, ossia sulla “scelta della malattia”: quindi a seconda che, per un desiderio di dipendenza represso, venisse attivato il sistema nervoso ortosimpatico oppure il parasimpatico, si sarebbero sviluppate specifiche patologie.
Per Alexander i sintomi psicosomatici avevano prevalentemente un significato simbolico e la malattia era il risultato di emozioni cronicamente rimosse in seguito a conflitti inconsci non risolti.
L’asma, l’ulcera peptica, la diarrea, la colite, gli stati di affaticamento, ecc. , erano considerati la conseguenza di una stimolazione del sistema parasimpatico ed l’ ipertensione arteriosa, l’emicrania, l’ipertiroidismo, l’artrite, le nevrosi cardiache, ecc., invece il risultato dell’attivazione del sistema ortosimpatico.
Per esemplificare il paziente affetto da ipertensione arteriosa risultava in conflitto circa la manifestazione dei propri impulsi aggressivi per paura delle ritorsioni e di subire frustrazioni nei suoi desideri di dipendenza; il bambino asmatico manifestava il desiderio di essere tenuto e protetto dalla madre astenendosi dal pianto per paura del rifiuto materno; il soggetto affetto da ulcera peptica soffriva del desiderio inconscio di essere nutrito dalla madre, desiderio che traeva origine dai conflitti irrisolti di dipendenza le cui origini risalivano al periodo orale dello sviluppo psicologico.
In  passato, agli inizi degli studi sulla psicosomatica, si ritenevano di tale pertinenza solo l’artrite reumatoide, l’ipertensione arteriosa essenziale, la patologia tiroidea, le dermatiti, la colite ulcerosa, l’ulcera peptica e l’asma bronchiale. Oggi invece, grazie alle ricerche scientifiche che hanno identificato specifici mediatori biologici del rapporto tra la reattività emozionale e la malattia, possiamo sostenere che quasi sempre la malattia ha contributi psicosomatici nella sua eziologia e nel suo decorso.
In base alle diverse fasi della vita è possibile osservare problematiche specifiche più frequenti, ricordando comunque che quasi tutte le malattie possono avere a tutte le età un’origine psicosomatica.
A questo punto mi soffermo sul valore e sull’importanza della psicoterapia al fine di comprendere le motivazioni degli stati emozionali quali ansia, attacchi di panico e di tutti i sintomi che si possono manifestare nei soggetti che usano la via della somatizzazione oltre che alla cura grazie al sostegno che viene fornito al paziente nell’apprendere e gestire i suoi vissuti, facilitando l’elaborazione dei suoi vissuti a livello della zona corticale dell’encefalo con conseguente modulazione dell’emotività.

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By: Dr.ssa Alessandra Bagnoli – Tratto da: idoctors.it/

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    Esperto per la Vera scienza, conoscenza, filosofo della vita eterna, esperto in Medicine Naturali, Scienza della Nutrizione, Bioelettronica e Naturopatia. Consulente di https://mednat.news/curriculum.htm - Curatore, Tutore, Notaio, del TRUST estero VANOLI G.P. e difensore dei: - Human Rights Defender ONU/A/RES/53/144 1999 - Diritti dei Batteri e Virus, cioè della Vita/Natura in genere

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