Shardani, Tushi e Fenici, antichi commercianti del Mediterraneo…

Gli Shardani, gli antichi giganti sardi abitanti della attuale Sardegna,  cosi come i Fenici che provengono da una mescolanza della popolazione Shardana con la popolazione locale della costa dell’antica palestina, furono soprattutto un popolo di commercianti che utilizzava il mar Mediterraneo per esportare legname (particolarmente il sughero shardano ed il cedro del libano che distribuivano ovunque nel mediterraneo) e altri oggetti da scambiare con altri popoli. Conoscevano e sapevano tracciare le rotte ed erano in grado di navigare di notte, con la loro bussola magnetica, fatta con i meteoriti e capace di segnalare anche la deriva dei venti…che installata sulla tolda delle loro navi che solcavano il mediterraneo e fuori da esso…..
“Gli SHARDANA erano Sardi. Furono gli stessi che poi invasero la Terra di Canaan assieme agli altri Popoli del Mare. Furono specialmente gli Shardana a insediarsi nella Terra di Ugarit, da cui provennero in seguito i cosiddetti Fenici. Che i Fenici siano quantomeno un popolo misto, è del tutto ovvio. Dire tout court che erano Sardi, sarebbe troppo, anche se avevano parecchio sangue sardo”.
Questo ciò che ci ha risposto il ricercatore sardo: Salvatore Dedola
Con il nome Palestina (in greco: Παλαιστίνη, Palaistínē; in latino: Palaestina; in arabo: فلسطين‎, Falasṭīn; in ebraico: פלשתינה‎?, Palestina; in yiddish: פאלעסטינע, Palestine) viene indicata la regione geografica del Vicino Oriente compresa tra il Mar Mediterraneo, il fiume Giordano, il Mar Morto, a scendere fino al mar Rosso e i confini con l’Egitto.
“Il nome “Palestina” fu usato da scrittori greci antichi per indicare la regione tra la Fenicia e l’Egitto.
Si attribuisce ai Fenici l’Ideazione del primo alfabeto fonetico, che comprendeva 22 segni usati successivamente dagli antichi “Ebrei” (i samaritani); gli attuali Ebrei usano lo stesso alfabeto, ma con segni grafici diversi, derivanti dalla cattività in Babilonia….
Ma dalla stele di Nora (in Sardegna) abbiamo compreso che i Shardana avevano un alfabeto scritto, simile a quello dei Fenici.
Il termine “fenici” viene fatto risalire alla parola greca φοίνικες (Phoinikes) (attestata già in Omero come nome di questo popolo), che probabilmente era un termine per designarli e non la parola con cui essi designavano sé stessi; d’altra parte non risulta che i Fenici si siano mai dati una denominazione “complessiva”, oltre alle denominazioni delle singole città.
Video molto interessanti da vedere per capire le vere origini dell’alfabeto fenicio:

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Il nome dei Fenici è connesso al nome greco della porpora (phôinix)
L’origine di Phoinikes sarebbe da collegarsi al termine φοῖνιξ , ossia “rosso porpora”, come il colore della loro pelle “sul rosso, rossastro”, identica ai Shardani. Phoinikes indicava il popolo e Phoinike la regione.

Nel XIII secolo a.C. avvengono i primi contatti commerciali fra i Shardani / Fenici i Popoli del Mare ed i  Ciprioti e Micenei, ed inviano coloni a spingersi verso nuovi lidi sempre più ad est.

Il miglior esempio per me è il percorso navale sicuramente greco/grecoide dei  Septem Maria da Ariminum ed Aquileja, ma io aggiungerei anche l’invenzione delle  Centuriazioni territoriali romane” . . . .
I Phoenikes esistettero come ” entità ” commerciale e pseudo politica, fino all’9° secolo a.C.
Vennero sostituiti molto lentamente dai Graekòs, divenendo essi dominanti dal punto di vista commerciale ed etimologico.
Arrivarono da varie parti, dall’Italia dalla Grecia, sopratutto come Nuova popolazione residente dominante, proveniendo da  varie parti del mondo Hellenikòs, con i loro  Dialetti  diversi, formando una miriade di  Neo Linguaggi  vari, nei villaggi costieri, come nei lontani villaggi dell’interno.
Comparve attorno al 6° secolo una scrittura nettamente diversificata in 3 siti distinti,  diversi ma con evidenti caratteri comuni grecizzanti: Etruschi (Tusha, regno dei Thushatti, cioè i Tusci (gli Etruschi detti anche Thirsenoi/Thirrenòi, i grandi navigatori del Thirrenum mare, cosi come i grandi Shar-dan-a, bravissimi navigatori, ma più alti…. dei Thushatti), i Venetikòs, Rethicòs (in Raethia-Trentino Alto Adige).
I figli degli Shar-dan-a della SHa(e)RDaNa, la Sardegna,  che all’epoca erano soltanto dei lontani progenitori e parenti dei Fenici, ormai diventati “Punici”.
Queste “strane” popolazioni bravissime a navigare e commerciare, in quando ” vivevano in mare se non nelle loro veloci navi che solcavano il pelago mare” come scritto nella Bibbia …. fino appunto all’8° secolo, il secolo di Omero e la sua Iliade, l’ultimo capitano di navi cretesi, relitte, di un tempo lontano e ormai passato per sempre.
Ma chi furono i veri ultimi  Shardana,  se non i Thirsenòi ? I Tushi della Tuscia costiera ?
Che agli inizi erano ancora bravi navigatori, ma anche dei pirati del Thirrenus mare.
Ma poi anche loro si calmarono, con l’arrivo dei lontani Greci, che abitavano aldilà dell’Hadriaticus mare di Hathria (Adria-Adriatico)… quello strano emporio dove le navi greche si fermavano a vendere i loro prodotti, barattando i prodotti dei Venetkens, compresi i  pregevolissimi bei cavalli Venetici (gli Ekuòs che andavano a correre ad Olimpia), che anche li preudo greci di Siracusa, con il tiranno Dionisio che li veniva a prendere con il suo generale Philisto, che forse lasciò proprio il nome alla Fossa Filistina, proprio sopra alla  TUTTA  GRECA  bellissima città di  Spina, dove tutti i mercanti erano  Greci puri, che lasciarono 4.000 tombe greche con i loro   MERAVIGLIOSI vasi attici ed eubei, firmati dai loro vasai e decoratori greci…. .INNUMEREVOLI  i toponimi e idronimi,  nella  Bassa Venetika, come Este, Tartaro,  e il riuso sistematico dei termini  MAR,  MAR-Z, MAR-G,  IDRO,  ACH, Potamòs-Padus, Palo, Polesine,..  che in realtà sono il riuso sistematico dei termini base della lingua indoeuropea + antica, del 3° millennio (Kurgan).. .
Il tutto fu la frammistione fra l’antica facies della “Cultura della Palafitte” e il mondo greco, la cui ultima ultima goccia fu la nascita di Venezia nel 6° post Christòs, con l’intermedio di Spina del 6° a. Chistòs dei tempi degli antichi Heneti, provenienti da Troia e “dintorni”, . . .
Per cui,  come non si fa a dire che : ” Siamo  Tutti  Figli di Troia ”  ? ! !Siamo effettivamente figli  iloti di Priamo e di quei Turki Egei, al cum finem degli  ITTITI di Hattusa,  TUTTI  SCONFITTI dai  Dori, i Danai di Homeròs, il vecchio capitano della flottiglia cretese, ormai cieco, che ricordava i vecchi tempi passati, dei suoi viaggi in Aegiptòs, in Phoenicia, in Khipròs (partendo dalla sua vecchia Creta), che non sconfissero con le loro veloci navi, con le tavole cucite di fibre vegetali, ma sconfissero Priamo e i suoi eroi, con le Hippòs, le navette onerarie tardo fenicie, con le polene con le teste di cavallo . . . (il vero cavallo di Troia)..
By Padrin Gianni Luigi – Idro-Geo-storico

Commento NdR:
Ricordiamo che i Philistei, con il loro gigante “Golia”, combatterono gli Israeliti delle 12 tribù di Hapiru, anche loro avevano dentro il sangue (DNA) degli Shar-Dan, come Mose, Moshe, Mosè, anch’esso “figlio” degli Shar-Dan stanziati nel delta del fiume d’Egitto, il Nilo, ai tempi di Ra-Mosè, figlio di Sethi I……e contemporaneamente erano già insediati nei territori lungo il mare di tutta la Palestina, gente proveniente dal mare, che si erano integrati, prendendo le donne delle popolazioni locali e creando villaggi e nuclei dei Shardana che poi formarono i noti Philistei, che diedero poi nome alla Palestina…

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La bussola dei Shardani e dei Fenici
Un articolo apparso su HERA, mensile italiano di archeologia e misteri, riferiva tempo fa della scoperta dell’ing. Mario Pincherle, riguardante una strana figura a bordo di una nave da guerra cartaginese.
Secondo il noto archeologo si tratterebbe di una bussola.
L’ingegner Pincherle è riuscito addirittura a riprodurne un esemplare perfettamente funzionante.
Sempre secondo l’articolo pubblicato da Hera, i Cartaginesi avrebbero ereditato tale strumento dai Fenici.

Leonardo Melis, nel suo “SHARDANA I POPOLI DEL MARE” sostiene l’ipotesi secondo cui i Popoli del Mare, e in particolare i Shardana, si servissero di tale strumento già dal II Millennio a.C. nei loro viaggi oceanici, oltre le Colonne d’Eracle, alla ricerca dello stagno utile alla fusione del bronzo, di cui erano i monopolisti. Ne sono prova le numerose navicelle ritrovate in Sardegna, Toscana, Lazio ecc. a bordo delle quali, tale strumento risulta essere installato.

Si tratta di un semplice magnete, montato su un’asse che passava all’interno di una sfera o, preferibilmente (vedi il caso della navicella), di un cerchio o anello rotante. Il magnete, per una legge ben nota, puntava sempre verso i due poli terrestri, indicando la direzione da tenere all’equipaggio indaffarato. Per evitare gli sfasamenti dovuti al rollio e la vento, al cerchio o alla sfera erano appesi dei nastri stabilizzatori di cuoio pesante. Sembra di sentire Alcinoo tessere le lodi delle sue navi a Ulisse: “Le navi dei Fenici non han bisogno di timone o di timoniere, ma vanno col pensiero dell’uomo…”

Cosa lega le prime tre immagini sopra riportate ?
La prima è una stele che riporta nella parte superiore la Dea Tanit – la seconda è una nave Shardana – la terza è una bussola costruita dall’Ingegner Mario Pincherle, archeologo di fama mondiale.
Egli asserisce che la figura in basso nella stele montata sul cassero della trireme cartaginese sarebbe una bussola che i Cartaginesi avrebbero avuto in eredità dai progenitori Fenici.
La stele è chiaramente rovinata dal tempo, ma accostando la figura a quella della nave di destra cerchiamo di capire Pincherle: un palo installato a prua reggeva una sfera cava, all’interno della quale passava per unirsi a un magnete (la mezzaluna) che sormontava la stessa sfera. Il magnete puntava costantemente i due poli a Nord e a Sud e per evitare che il rollio della nave o il vento facessero spostare di qualche grado la “bussola”, erano legati dei drappi di cuoio pesante che servivano per stabilizzare lo strumento.
Il bravo Pincherle ignorava comunque l’esistenza dei modellini di navi shardana, che hanno quasi tutti lo strano pennone montato a prua.
Ma noi sappiamo che i Fenici impararono l’arte della navigazione dai Popoli del Mare che invasero le loro terre nel 1.200 a.C. (Sir Leonard Wooley)

Notare l’incredibile somiglianza delle due figure montate sul cassero delle due navi: la prima (quella incisa sulla stele) è cartaginese, la seconda è una navicella SHARDANA in bronzo,  ritrovata in Sardegna.

SETZU, Su Etzu, l’Antico
– Articolo di Stampa sulla città scoperta da Leonardo Melis

“Poichè mi sono stancato di vedere le mie scoperte attribuite di volta in volta a questo o a quello scrittore di turno, o addirittura copiate nei libri di improvisati ARCHEOGOOGLE, o di presunte organizzazioni di reti di Nurakes e altro.. ho pensato che i miei lettori potranno documentarsi d’ora in avanti su chi scoprì quanto di seguito”.
Le sue scoperte sono strabilianti:
– Leonardo Melis: Nel 2005 pubblica dell’esistenza di circa 30 statue gigantesche dimenticate da 30 anni nel museo di Cagliari, che rivoluzionano la storia della statuari del mediterraneo.
– Sempre nel 2005 scopre il Calendario millenario dei Shardana datato al 3761 a.C.
– La vela moderna a bordo delle navi dei popolidelmare raffigurate a Medinet Abu.
– Il Nuraghe Calcolatore a Santa Barbara che scandisce i tempi del Calendario Shardana.
– In Egitto nel 2009 scopre un tempietto a Deir el Medineth contenente la raffigurazione dell’ARKA dell’alleanza e meccanismi elettrici legati alle scoperte di Galvani.
– Sulle tracce di Sigmund Freud rintraccia le origini e il nome di Mose, principe egizio. Dimostra che la sua nascita non poteva essere ebrea e che soprattutto il passaggio del Mar Rosso non avvenne nel mare, ma negli stagni più a Nord: Yam Suph.
– Nel 2010 pubblica la scoperta di una Ziggurat a 7 scaloni presente in Sardegna (a Pozzomaggioire) e un Coccio con la scritta “SHARDANA” risalente al 2° Millennio.
– Ancora nel 2011 la scoperta di uno DJED (ZED) gigantesco dentro un Museo in Sardinia.
– Nel 2012 le scoperte più importanti: Due ulteriori ziggurat, o piuttosto PAJARE identiche a quelle del Salento e delle Baleari e una INTERA CITTà del 2° millennio a.C. sull’altipiano della Jara , patria degli ultimi cavallini selvaggi. Ove era scritto che “non potevano esserci insediamenti” secondo l’Archeologia ufficiale.”
By Leonardo Melis

BRONZO RAFFIGURANTE NAVE DA CORSA SHARDANA. Notare lo strano albero sormontato da un più strano anello con mezzaluna (o colomba stilizzata).

Per la cronaca la “Dea Tanit” è, per l’ingegner Pincherle, UN SESTANTE,  perfettamente ricostruito da Roberto Volterri. (Foto da Hera).

Un ritrovamento avvenuto nelle coste britanniche di alcune navi a prora alta, datate 1.350 – 1.300 a.C., ha fatto pensare a navi egizie approdate in queste isole all’epoca di Amenophe IV (Akenaton).
Noi abbiamo le prove che si tratta invece di navi Shardana, pur non escludendo il legame col faraone monoteista.

La vela triangolare o VELA LATINA MODERNA   non fu inventata, come si crede, dagli Arabi. Essi la “riscoprirono” solamente perché entrarono in possesso di documentazioni, quali: MAPPE, STRUMENTI, DISEGNI E PROGETTI DI COSTRUZIONE appartenuti in passato ai Popoli del Mare ee in particolare ai SHARDANA.
Il Relitto ritrovato in Turchia era una nave Shardana:
http://www.shardana.org/ULUBURUN%20RELITTO%20SHARDANA.htm
Da: www.shardana.org

Vedi anche:
Origini dell’Alfabeto (Shardano-Fenicio-Ebraico antico, Samaritano…..)

Continua QUI:
https://notizie.tiscali.it/interviste/articoli/ugas-nuragici-shardana-popoli-mare-libro/
vedi anche:
https://www.repubblica.it/scienze/2020/02/25/news/seimila_anni_di_storia_dal_dna_degli_antichi_sardi-249552856/

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Esperto per la Vera scienza, conoscenza, filosofo della vita eterna, esperto in Medicine Naturali, Scienza della Nutrizione, Bioelettronica e Naturopatia. Consulente di https://mednat.news/curriculum.htm - Curatore, Tutore, Notaio, Trustee del TRUST estero VANOLI G.P. - Human Rights Defender ONU/A/RES/53/144 1999 - Diritti dei Batteri e Virus, cioè della Vita/Natura in genere

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