Memoria dell’Acqua – Biologia Digitale

MEMORIA dell’ACQUA  – La storia del dott. Benveniste

Il dott. Beneviste (ora deceduto) è stato interno nel sistema Ospedaliero di Parigi e direttore delle ricerche all’Istituto Nazionale Ricerche Mediche di Francia; è conosciuto a livello mondiale come specialista nei meccanismi dell’allergia e dell’infiammazione.
Si distinse nel 1971 per aver scoperto il fattore di attivazione delle piastrine, mediatore coinvolto in patologie di questo genere (asma).
La “memoria dell’acqua” ? ……“ancora misteriosa……. ci dice il dr. Benveniste, ma non più del fatto che un composto formato da due gas, possa essere liquido a temperatura e pressioni normali, ma mostri dilatazione quando si raffredda “.
vedi: INFORMAZIONE, CAMPO UNIVERSALE e SOSTANZA – Campi MORFOGENETICI

Il fenomeno in oggetto (memoria dell’acqua) fu scoperto per caso nel 1984, mentre il dr. Benveniste lavorava  sul sistema ipersensibile (allergico) portando alla luce, nell’alta diluizione dell’acqua nella quale era stata all’inizio diluita una determinata sostanza, che quest’acqua altamente diluita, dava luogo ad una reazione come se fossero ancora presenti le molecole della sostanza originale; quindi l’acqua manteneva una traccia delle molecole presenti all’inizio delle diluizioni.
La reazione della comunità scientifica di allora, fu immediata ed incredula, corsero subito voci di imbroglio ed una commissione di “esperti” fini per affermare che si trattava di un artefatto non faudolento !
Nuove conferme sulla Memoria dellacqua

Documenti di Benveniste:
Contenuti:
I – Introduzione
II – Progressi della ricerca

  1. a) Il protocollo attuale
  2. b) Automazione del metodo

III – Comunicazione
IV – Commenti e riconoscimenti
V – Obiettivi a breve termine

Introduzione:
È arrivato il momento di informarvi sui nostri recenti progressi. Siamo abbastanza soddisfatti dei risultati che abbiamo raggiunto nell’ultimo anno, poiché abbiamo padroneggiato molti aspetti della nostra ricerca che prima erano fuori dal nostro controllo. Il nostro obiettivo a breve termine sembra più che raggiungibile: “esportare” una tecnica semplice che possa essere riprodotta in laboratori esterni.

 II – Progresso della ricerca

  1. A) Il protocollo attuale

Da due anni abbiamo un nuovo metodo per rilevare i segnali biologici registrati su computer. In breve, la coagulazione del plasma viene rallentata quando viene mescolato con acqua pre-esposta al segnale dell’eparina anticoagulante, segnale registrato a concentrazione molecolare o ad alta diluizione. Ecco un riassunto dell’esperimento:
1) L’acqua contenente calcio (Ca2+) è esposta a una registrazione digitale di eparina (o di controllo che è o eparina/protamina o acqua).
2) Ca2+-acqua mescolata con plasma decalcificato viene dispensata in micropiastre da 96 pozzetti.
3) La coagulazione è misurata con uno spettrofotometro ed espressa come densità ottica.

Nota: lo stesso effetto si osserva con un’alta diluizione della molecola originale (almeno 10 log sotto il limite indicato dal numero di Avogadro) o con granuli omeopatici (Heparinum 30 CH) sciolti in acqua.
Durante i primi esperimenti nel gennaio 1999, la coagulazione è stata valutata con un esame visivo delle provette.
Da allora, abbiamo modificato molti punti tecnici per migliorare la riproducibilità e l’affidabilità.
Il metodo attuale permette una misurazione precisa tramite spettrofotometro. Questi esperimenti sono stati eseguiti centinaia di volte nel nostro laboratorio, e riprodotti con successo 18 volte su 20 in un laboratorio esterno (6 esperimenti riusciti su 7 in cieco).

  1. B) Automazione del metodo

Tuttavia, i nostri tentativi di riprodurre il metodo in altri quattro laboratori hanno dato risultati contrastanti.
Abbiamo poi capito la difficoltà di “esportare” un metodo biologico non convenzionale. Inoltre, le variazioni interindividuali degli operatori e la loro tendenza a “migliorare” la tecnica potrebbero spiegare questi risultati erratici. Abbiamo quindi deciso di automatizzare questa tecnica per eliminare gli effetti indesiderati del fattore umano. Il robot è operativo nel nostro laboratorio dall’inizio di ottobre 2000. “Funzionale” significa che lo sperimentatore, dopo aver scongelato e centrifugato il plasma di pecora decalcificato conservato a 20°C, lo mette nei rack con acqua-Ca2+ per essere “informato” e provette vuote.

Una volta avviato il programma, i dati vengono visualizzati sullo schermo 90 minuti dopo. Solo dopo tre esperimenti (ciascuno con quattro segnali) l’operatore è intervenuto di nuovo per riportare le provette vuote nel rack.

Ci sono volute alcune settimane in più per finalizzare la macchina, per costruire parti aggiuntive e per capire le condizioni di riproducibilità degli esperimenti. Da allora, abbiamo avuto risultati positivi in circa il 90% degli esperimenti.

Per esempio, tra il 15 e il 24 novembre 2000, abbiamo identificato alla cieca 104 segnali di eparina da 104 segnali di controllo. Dodici segnali di eparina non hanno avuto effetto, a causa di problemi meccanici della macchina e di plasmi non reattivi.

Grazie a due generosi donatori, abbiamo costruito un secondo robot, che è installato in un laboratorio all’aperto dove i ricercatori condurranno esperimenti nelle prossime settimane. Una macchina sarà spedita a un laboratorio straniero, probabilmente nel Regno Unito o negli Stati Uniti (entrambi, se troviamo i fondi, circa 40.000 dollari), per replicare questi esperimenti in modo completamente indipendente.

III – Comunicazione
Per semplificare questa lettera, troverete il paragrafo “Comunicazione” sul nostro sito web

IV – Commenti e ringraziamenti
Questo caso, che si è svolto nell’arco di quasi 15 anni, dimostra che la maggior parte se non tutti i ricercatori, oggi e in passato, hanno fatto l’errore di applicare ragionamenti e metodi esistenti a un campo di ricerca completamente nuovo. Le procedure stabilite sono, per definizione, inadeguate alle insidie e alle incertezze dell’esplorazione di un territorio sconosciuto. Altre difficoltà sono da aspettarsi, ed è per questo che ci aspettiamo aiuto dai nostri colleghi piuttosto che il disprezzo mostrato da alcuni.
Siamo ancora più grati al nostro piccolo ma dedicato team, a coloro che ci sostengono e agli investitori finanziari che ci hanno permesso di continuare il nostro lavoro finora.
Con il loro aiuto, il nostro principio guida è stato, fin dall’inizio di questa ricerca, di lavorare al più alto livello di professionalità; questo al fine di costruire una solida base scientifica per questi progressi tecnologici che beneficeranno vasti campi, tra cui la consegna dei farmaci e la diagnosi medica.
Vorremmo cogliere l’occasione per informarvi che siamo attualmente in fase di raccolta di capitale per finanziare i prossimi due anni. Gli investitori si sono già fatti avanti e hanno accolto questo nuovo round di finanziamento. (Questo è puramente informativo sulla vita di DigiBio e non costituisce un invito ad investire).

V – Obiettivi a breve termine
Resta necessario che i nostri risultati siano riprodotti in laboratori indipendenti.
Con questi nuovi progressi metodologici a nostra disposizione, siamo fiduciosi nel successo di questo passo di riproduzione.
La veridicità e la coerenza dei nostri risultati dovrebbero essere sufficienti a convincere gli scettici più ostinati e la loro pubblicazione in una rivista internazionale ne garantirà l’accettazione da parte della comunità scientifica e medica… che speriamo mantenga almeno una mente aperta di fronte a un progresso così significativo.
Vi terremo informati dei nostri progressi.
Il team DigiBio – Jacques Benveniste – Didier Guillonnet

L’AFFARE BENVENISTE –  OVVERO: Sulla MEMORIA dell’ACQUA e della SCIENZA
By Roberto Germano – Fisico della materia e amministratore unico della Promete, spin off INFM
Articolo pubblicato per la prima volta sulla rivista Anthropos & Iatria – Rivista italiana di Studi e ricerche sulle Medicine Antropologiche e di Storia delle Medicine (medicinealtre.it ) anno VIII numero II, pp. 89-91, Riprodotto per gentile concessione dell’autore che ne detiene i diritti.

Gli uomini hanno per natura più paura della verità che della morte“. (S. Kirkegaard)
Nessun esperimento è riproducibile se uno lo fa con sufficiente incompetenza“. (E. Del Giudice)
Ci sono alcuni che si affannano a far prevalere la propria opinione, specialmente quando non ne hanno una“. (R. Germano)

Jacques Benveniste (1935-2004: chi è costui ?
Nato a Parigi nel 1935, studia medicina e nel ’67 diviene direttore clinico alla Facoltà di Medicina di Parigi; sempre alla fine degli anni ’60 è ricercatore all’Istituto sulla Ricerca sul Cancro del CNRS e poi si occupa di patologia sperimentale in California. Nel 1970 scopre il “Platelet-Activating Factor”.
Nel 1978 diviene Direttore di Ricerca INSERM (Istitut National de la Santé Et de la Recherche Médicale) e nel 1980 viene posto a capo dell’unità di Ricerca 200 dell’INSERM: Immunologia delle allergie e delle infiammazioni.
E’ autore di circa 300 pubblicazioni su riviste internazionali, di cui 26 sul Journal of Immunology.

Il fenomeno esiste…
Dopo tutto il polverone che si era sollevato e l’enorme discredito che era stato gettato sulla “memoria dell’acqua”, il direttore dell’INSERM, Philippe Lazare, licenziò la Davenas; e stava quasi per fare altrettanto con Benveniste; ma, invece, preferì saggiamente attendere i risultati di ulteriori esperimenti ripetuti il cui controllo aveva egli stesso affidato all’esperto statistico, prof. Alfred Spira, direttore dell’unità 292 dell’INSERM.
Nel Gennaio 1990, al termine degli esperimenti da lui supervisionati, il prof. Spira si è così espresso:
“Il fenomeno esiste, gli esperimenti hanno dato risultati positivi e tuttavia, benché sia stata seguita una metodologia corretta, i risultati appaiono strani dal punto di vista statistico. E’ un fatto che non riesco a capire né a spiegarmi”.

Ben 9 anni dopo, uno studio effettuato in parallelo in 4 laboratori indipendenti sparsi per l’Europa (Gran Bretagna, Italia, Francia e Olanda) – mentre il coordinamento la codificazione, la randomizzazione e l’elaborazione statistica è stata effettuata da un gruppo di ricerca in Belgio – sembra l’inizio della “riscossa” di Jacques Benveniste:
P.Belon, J.Cumps, P.F.Mannaioni, J.Ste-Laudy, M.Roberfroid, F.A.C.Wiegant  “Inhibition of human basophil degranulation by successive histamine dilutions: results of a European multi-centre trial” Inflammation Research, 48, supplement 1: S17-18 (1999)

I dati validi da analizzare ammontano a 772; la degranulazione media del controllo è del 48.8%, mentre nel caso delle diluizioni elevate è del 41.8%, con la probabilità che ciò accada per puro caso che è minore di 1 su diecimila !
Eppur degranula ! Bisogna ripetere col prof. Spira che il fenomeno, dunque, esiste.

L’Affaire Benveniste sembra così cominciare a giungere ad un lieto fine per Benveniste e per la scienza. Peccato che nel frattempo Benveniste sia morto. Bisogna, però, sicuramente dare onore al merito a chi, non facendosi ingannare dalle apparenze, ha proseguito a sperimentare seriamente.

La bio-chiave e la bio-toppa
Ma cosa ha fatto Benveniste nel corso degli anni ‘90? Non ha continuato a sperimentare? Come abbiamo già accennato, dopo un paio d’anni, è poi andato oltre, tanto da attirare nuovamente la cortese attenzione di alcuni colleghi che sono stati pronti ad assegnargli addirittura un altro Premio IgNobel !

Per poter accennare a queste sue ricerche ancor più incomprensibili per il paradigma scientifico di quegli anni (nonché per molti seri accademici di questi anni) di quanto già non fosse la “memoria dell’acqua”, è necessaria una breve digressione sul modo in cui le molecole “comunicano” fra loro…

I biologi utilizzano correntemente il termine “segnale molecolare” senza una precisa definizione fisica dello stesso. Esiste però un’immaginifica schematizzazione del modo di “comunicare” o “interagire” delle molecole in campo biologico, che è a tutt’oggi considerata la “spiegazione” istituzionale, che viene chiamata: Relazione Quantitativa Attività-Struttura, meglio conosciuta come Modello di Interazione Chiave/Toppa. Di che si tratta? Le molecole vagano in maniera casuale nei liquidi biologici e si urtano casualmente. La forza di interazione è quella a corto raggio di tipo elettrostatico, che agisce sensibilmente fino a circa due, tre volte il diametro della molecola.
Quando accade che una molecola Chiave urta proprio la sua molecola Toppa (per esempio, una molecola “antigene” urta una molecola “recettore”), che sarebbe caratterizzata dal fatto di esserle geometricamente complementare, le due molecole rimarrebbero incastrate, e formerebbero un tutt’uno fino a che il destino non le separerà di nuovo, inducendo nella cellula con quella “Toppa” quella funzionalità che senza quella molecola “Chiave” non sarebbe mai stata attivata.

Il grande paradosso di questa “spiegazione” (che è quella a tutt’oggi correntemente accettata) è che anche l’evento biologico più banale – come ad esempio pensare di voler pigiare un tasto del computer e poi realmente schiacciarlo – richiederebbe un tempo lunghissimo per potersi svolgere, cosa che non è.

L’insufficienza di questo modello è ancor più evidente nel fallimento dei programmi di progettazione di nuovi farmaci, che pur utilizzando estesamente super-calcolatori, non ha dato affatto vita al gran numero di nuove sostanza attive che ci si aspettava da tale interpretazione del “segnale molecolare”, termine comunque ampiamente ancora utilizzato ad indicare il fantasioso Lego casuale delle molecole appena descritto.

Segnali molecolari e biologia digitale
Benveniste ha sperimentato e proposto un nuovo modello interpretativo, di tipo elettromagnetico, per rendere conto dei “segnali molecolari”, secondo il quale una molecola antigene (ad es.) emette un segnale elettromagnetico che risuona con il segnale emesso dal recettore, così attivandolo e inducendo la funzione cellulare corrispondente.

Prima di focalizzare meglio l’attenzione sulla teoria, però, è il caso di esplicitare ciò che di eccezionale (tanto da risultare “incredibile” ai più) Benveniste ed i suoi collaboratori hanno sperimentalmente verificato:
– utilizzando onde elettromagnetiche a bassa frequenza (<20 kHz) risultano attivate specifiche funzionalità cellulari, in funzione di una corrispondente ben precisa frequenza.
In particolare, dopo i famosi esperimenti che diedero luogo all’articolo scandaloso apparso su Nature, Benveniste continuò la sua ricerca. In esperienze a doppio cieco, con la presenza di ricercatori esterni, si notò che la presenza di molecole agoniste altamente diluite veniva annullata da un debole campo magnetico oscillante che non aveva invece affatto un tale effetto sulle molecole vere e proprie in diluizioni standard. Seguirono, dunque diverse centinai di esperimenti che confermarono la possibilità di trasferire all’acqua, tramite un amplificatore, la specifica attività molecolare di più di 30 sostanze !!
Si tratta di sostanze quali: agonisti farmacologici e fisiologici, anticorpi (purificati o con tutto il siero), antigeni e perfino il segnale specifico di alcuni batteri.

Poi pensarono di invertire il procedimento, di registrare (in digitale, campionando a 44 kHz), cioè, alcune specifiche attività biologiche e poi memorizzarle su un hard disk di un PC. Quando tali registrazioni venivano riprodotte nei pressi di acqua, plasma, organi, cellule, o di reazioni antigene-anticorpo, il segnale registrato induceva l’effetto caratteristico della sostanza originaria !!!
E’ chiaro come questo potrebbe condurre alla possibilità di rilevare o trasmettere a distanza qualsivoglia attività molecolare, normale o patologica che sia, e in ogni caso conduce ad una totalmente nuova visione della biologia e della medicina.
Da questi risultati sperimentali viene naturale formulare l’ipotesi che i segnali molecolari coincidano proprio con queste onde a bassa frequenza e che il recettore risuona con esse, un po’ come il sistema di sintonia di una radio.

Che i medici tibetani con le loro apparentemente “magiche” tazze metalliche (contenenti acqua) che risuonano quando un cilindro di legno viene strofinato sul bordo (le cosiddette tazze tibetane) – proprio come accade strofinando il dito inumidito sul bordo di un bicchiere di cristallo) – non siano proprio del tutto fuori strada?
La verità è che i dati sperimentali e la conseguente ipotesi di Benveniste che i segnali molecolari siano di natura elettromagnetica non cozza contro alcun principio di biologia o di fisica attualmente ben assestato, infatti si sa benissimo che le molecole emettono alte frequenze specifiche, ma d’altronde un insieme complesso di alte frequenze può produrre basse frequenze (fenomeno dei battimenti).

Inoltre, e qui viene il bello, bisogna considerare il fatto banale che tutte le interazioni biologiche avvengono in acqua e, mediamente, ogni molecola di proteina è circondata da migliaia di molecole d’acqua. E con questo ?
Proprio qui sta il punto. Abbiamo qui spazio per dire soltanto,  che dall’elettrodinamica quantistica si calcola e sperimentalmente si verifica, che l’acqua ha una struttura bifasica, costituita da una sorta di matrice simile a vapor d’acqua molto denso, all’interno della quale si distinguono come dei nuclei, un po’ come i domini ferromagnetici del ferro. Tali nuclei vengono denominati “domini di coerenza”, ed a temperatura ambiente hanno un diametro di cinquecento Ångstrom (1 Ångstrom =10-10m = 1Å : si utilizza perché si tratta dell’ordine di grandezza della “dimensione” atomica), mentre i centri distano fra di essi di  750 Å.

Struttura dell’acqua così come scaturisce dai calcoli ab initio di Elettrodinamica Quantistica Coerente.
A temperatura ambiente: D=750 Angstrom
r= 250 Angstrom

Qui ci basti cogliere il fatto che attraverso questi estesi domini di coerenza è possibile trasmettere in acqua segnali elettromagnetici a distanza generando un’attrazione specifica a lungo raggio sulle molecole risonanti. La frequenza caratteristica dell’insieme delle due molecole sarà tale che risuona con un’altra molecola o gruppo di molecole specifico che corrisponde al passo successivo della reazione biochimica, e così via.

Questa visione elettromagnetica spiega anche come sia possibile che infimi mutamenti nella struttura di una molecola che corrispondono a piccole variazioni della frequenza caratteristica, possano dare luogo a così grandi modifiche funzionali: ciò accade ad esempio nella fosforilazione, nel caso della sostituzione di uno ione con uno molto simile, come pure nel caso dello scambio di due peptidi. La spiegazione risiede nel fatto che i fenomeni risonanti sono estremamente sensibili alle piccole variazioni intorno al picco di frequenza, vale a dire che la curva dei valori dell’ampiezza in funzione della frequenza è molto piccata (alta e stretta) intorno al valore della frequenza di risonanza stessa.

Un piccolo elenco di esperimenti
Ciò che sembra spessissimo scaturire dalla critiche a Benveniste, specie per ciò che riguarda questi più recenti aspetti della sua ricerca, è che sembra si stia parlando di sue idee balzane con nessuna base sperimentale.

Diamo invece un’occhiata agli svariati sistemi sperimentali su cui Benveniste ha messo alla prova le sue idee.
Dal 1984 al 1990:
– Degranulazione dei Basofili tramite alte diluizioni di anticorpi anti-IgE.
– Inibizione della degranulazione dei basofili attraverso alte diluizioni di Istamina.
Dal 1990 al 1998
– Cuore di porcellino di Guinea: testate più di 30 sostanze, prima in alta diluizione, poi attraverso la trasmissione diretta utilizzando un amplificatore, e infine registrando e riproducendo il segnale molecolare grazie ad un computer.
– Attivazione dei neutrofili tramite del Forbolo-Miristato-Acetato trasmesso da un amplificatore in tempo reale.
Dal 1997 al 1998:
– Precipitazione di Ag/Ab. Rilevazione del “segnale” registrato di batteri (e, per estensione, di antigeni o anticorpi) riproducendolo ad una reazione immunitaria specifica per quel segnale.
1998:
– Test dermatologici. Iniezioni intradermiche su porcellini di Guinea o conigli di acqua “informata” con il segnale di vasodilatatori come istamina, serotonina, acetilcolina, bradichina, che inducono una locale vasodilatazione sulla pelle che viene inibita dallo specifico inibitore della molecola originale.
Dal 1999 al 2001:
– Coagulazione del sangue. Acqua “informata” col segnale registrato di eparina va a ritardare o ad inibire la coagulazione del sangue. Il sistema è stato totalmente automatizzato realizzando un bioanalizzatore che realizza tutti i test senza intervento umano.

Un piccolo elenco di applicazioni
E’ ovvio che da questi risultati sperimentali eclatanti ci si può aspettare tutto un fiorire di possibili applicazioni, sia per ciò che concerne la possibilità di rilevazione di caratteristiche biologiche sia per ciò che riguarda la capacità di agire su sistemi biologici.

Prendiamo da Benveniste un’utile schematizzazione:

Diagnostica – Rilevazione *Applicazione dei segnali
AgricolturaRilevazione di microorganismi contaminanti (batteri, virus, muffe, O157H7, salmonella, …).
Rilevazione di prodotti transgenici
Additivi alimentari: bevande, stimolanti (caffeina, nicotina, …).
Idroponica, fertilizzanti digitali e stimolatori della crescita.
Industria FarmaceuticaFarmacologia digitale sperimentaleFarmaci digitali: anticoagulanti, beta-bloccanti, cerotti di nicotina, …
Industria OmeopaticaControllo di qualità dei processi di fabbricazione.Prodotti omeopatici digitali.
Trattamenti DiagnosticiTest clinici di laboratorio:
antigeni, anticorpi (inclusi i batteri,
i virus, i prions, …).
Mappatura elettromagnetica a bassa frequenza del corpo umano.
Trattamenti elettromagnetici locali.
Prodotti locali per la cura della pelle
(arnica, anti radicali liberi,…).
AmbienteAnalisi delle acque.Pesticidi elettromagnetici.

*Vantaggi della rilevazione:
– Rilevazione di concentrazioni molto basse (10-14 M)
– Il campione può essere registrato da remoto
– Monitoraggio in tempo reale di miscele complesse
– Archiviazione permanente dei campioni registrati

Una commemorazione sui generis
Jacques Benveniste ci ha purtroppo lasciato, durante un intervento chirurgico al cuore, nei primi giorni dell’Ottobre 2004.
Pochi giorni dopo, ricevo una telefonata da Emilio Del Giudice che è a dir poco scandalizzato dal tono aggressivo e dal contenuto fuorviante di una sorta di articolo di commemorazione apparso su Nature.
Così, stimolati da Emilio, Martin Fleischmann ed io, decidemmo di scrivere una lettera aperta (considerammo inutile provare a farla pubblicare sulla stessa Nature), che ora si può leggere su svariati siti web ed è stata pubblicata sul numero IV del 2004 di Anthropos & Iatria (pagg. 86-87).

Bibliografia
P.Greco “La ragione disciolta in un bicchiere d’acqua fresca” Tempo Medico, 553 (19 marzo 1997)
Anonimo “When to believe the unbelievable” Nature, 333, 787 (1988)
E.Davenas, F.Beauvais, J.Amara, M.Oberbaum, B.Robinzon, A.Miadonna, A.Tedeschi, B.Pomeranz, P.Fortner, P.Belon, J.Sainte-Laudy, P.Poitevin and J.Benveniste
“Human basophil degranulation triggered by very dilute antiserum against IgE” Nature, 333, 816-818 (1988)
J. Maddox, J. Randi and W. W. Stewart “‘High dilution’ experiments a delusion” Nature, 334, 287-290 (1988)
J. Benveniste “Reply” Nature, 334, 291 (1988)
Sito web della DIGIBIO, società fondata da J. Benveniste: www.digibio.com
F. Di Trocchio “Le bugie della scienza” Mondadori (1993)
S. J. Hirst, M. A. Hayes, J. Burridge, F. L. Pearce, J. C. Foreman
“Human basophil degranulation is not triggered by very dilute antiserum against IgE” Nature, 366, 525-527 (1993)
P. Belon, J. Cumps, P. F. Mannaioni, J. Ste-Laudy, M. Roberfroid, F. A. C. Wiegant  “Inhibition of human basophil degranulation by successive histamine dilutions: results of a European multi-centre trial”
Inflammation Research, 48, supplement 1: S17-18 (1999)
P.Fisher “The End of the Benveniste Affair?” The British Homeopathic Journal, 88, 4 (1999)

Bibliografia selezionata ulteriore di Jacques Benveniste
(estratta da circa 300 pubblicazioni su riviste internazionali, di cui 26 sul Journal of Immunology)

  1. Benveniste, P. M. Henson, C. G. Cochrane “Leukocyte-dependent histamine release from rabbit platelets: the role of IgE, basophils and a platelet-activating factor” J.Exp.Med., 13, 1356-1377 (1972)
  2. Benveniste “Platelet-activating factor, a new mediator of anaphylaxis and immune complex deposition from rabbit and human basophils” Nature, 249, 581-582 (1974)
  3. Benveniste, J. P. Le Couedic, J. Polonsky, M. Tence “Structural analysis of purified platelet-activating factor by lipases” Nature, 269, 170-171 (1977)
  4. Chignard, J. P. Le Couedic, M. Tence, B. B. Vargaftig, J. Benveniste “The role of platelet-activating factor in platelet aggregation” Nature, 279, 799-800 (1979)
  5. Chap, G. Mauco, M. F. Simon, J. Benveniste, L. Douste-Blazy “Biosynthetic labelling of platelet-activating factor (paf-acether) from radioactive acetate by stimulated platelets” Nature, 289, 312-314 (1981)
  6. Beauvais, T. Shimahara, I. Inoue, J. Benveniste “Anti-IgE induces the opening of non selective cation channels on human basophils” Fundam.Clin.Pharmacol., 8, 246-250 (1994)
  7. M. Nguer, O. Pellegrini, P. Galanaud, J. Benveniste, Y. Thomas, Y. Richard “Regulation of paf-acether receptor expression in human B cells” J.Immunol., 149, 2742-2748 (1992)
  8. Calabresse, C. M. Nguer, O. Pellegrini, J. Benveniste, Y. Richard, Y. Thomas “Induction of high-affinity paf-acether receptor expression during T cell activation” Eur.J.Immunol., 22, 1349-1355 (1992)
    F. Beauvais, C. Hieblot, C. Burtin, J. Benveniste “Regulation of human basophil activation. III. Impairment of the inhibitory effect of Na+ on IgE-mediated histamine release in patients with allergic rhinitis” J.Allergy Clin.Immunol., 90, 52-58 (1992)
  9. Beauvais, C. Hieblot, C. Burtin, J. Benveniste “Regulation of human basophil activation. IV. Dissociation between cationic dye binding and histamine release: role of Ca2+ ions” Fundam.Clin.Pharmacol., 6, 153-158 (1992)
  10. Pellegrini, E. Davenas, L. Morin, J. Benveniste, Y. Manuel, Y .Thomas  “Stress proteins in human lymphocytes. II. Modulation of stress proteins in a human T cell line” Eur.J.Pharmac., 270, 221-228 (1994)
  11. El Azzouzi, G. Tsangaris, O. Pellegrini, J. Benveniste, Y. Manuel, Y. Thomas
    “Cadmium induces apoptosis in a human T cell line”  Toxicology, 88, 127-139 (1994)
  12. Hilliquin, J. Natour, J. Aissa, P. Guinot, S. Laoussadi, J. Benveniste, C. J. Menkes, B. Arnoux  “Treatment of  carrageenan-induced arthritis by platelet-activating factor (paf) antagonist BN 50730” Ann.Rheum.Dis., 54, 140-143 (1995)
  13. Hilliquin, H. Harran, J. Aissa, J. Benveniste, C. J. Menkes  “Correlations between paf-acether and tumor necrosis factor in rheumatoid arthritis” Scand.J.Rheum., 24, 169-173 (1995)
  14. Guimbaud, A. Izzo, J. P. Martinolle, N. Vidon, D. Couturier, J. Benveniste, S. Chaussade

“Intraluminal excretion of paf, lysopaf, and acetylhydrolase in patients with ulcerative colitis” Digest Dis.Sci., 40, 2635-2640 (1995)

  1. M. Korth, M. Hirafuji, J. Benveniste, F. Russo-Marie  “Human umbilical vein endothelial cells: specific binding of platelet-activating factor and cytosolic calcium flux” Biochem.Pharmac., 49, 1793-1799 (1995)
  2. Aïssa, H. Harran, M. Rabeau, S. Boucherie, H. Brouilhet, J. Benveniste  “Tissue levels of histamine, paf-acether and lysopaf-acether in carrageenan-induced granuloma in rats”  Int.Arch.Allergy Immunol., 110, 182-186 (1996)
  3. Elia, E. Napoli and R.Germano
    “The ‘Memory of water’: an almost deciphered enigma. Dissipative structures in the extremely diluted aqueous solutions”
    Homeopathy, 96, 3, 163-169 (2007)
  4. Germano “AQUA. L’acqua elettromagnetica e le sue mirabolanti avventure” Bibliopolis (2007)
  5. Germano “Acqua fresca e Omeopatia, ovvero un Comitato per il Controllo delle Affermazioni Normali ?” in “Scienze, Poteri e Democrazia”, Editori Riuniti (2006), 375-416

NOTE
Jacques Benveniste ci ha lasciato, durante un intervento chirurgico al cuore, nei primi giorni dell’Ottobre 2004.
Bisogna però dire che, qualche annetto più tardi, un lavoro del genere venne effettuato, ulteriori studi, tesero a sconfessarlo, ma altri studi confermarono le tesi di Benveniste: S.J.Hirst, M.A.Hayes, J.Burridge, F.L.Pearce, J.C.Foreman “Human basophil degranulation is not triggered by very dilute antiserum against IgE” Nature, 366, 525-527 (1993).
vedi: Memoria dell’acqua e del sangue

L’acqua “Risuona” significa che può anche oscillare alla sua frequenza di risonanza.
La risonanza acustica è la condizione in cui un sistema vibrante, come una corda, o un bicchiere di cristallo, o altro, risponde con le oscillazioni massime ad una forza oscillante esterna, cosa che accade quando la frequenza di tale sollecitazione coincide con la frequenza naturale di oscillazione del corpo, che dipende dalle caratteristiche meccaniche e geometriche dello stesso. Cioè, pizzico una corda di chitarra e mi emette un bel DO, oppure un bel FA, è perché ha una certa lunghezza, un certo diametro ed è costituita di un certo materiale. Se starnutisco forte vicino ad una chitarra sollecito ad oscillare in risonanza quasi tutte le corde: provare per credere.

Analogamente si parla di risonanza per sistemi oscillanti elettromagnetici invece che meccanici, come nel caso dei circuiti elettrici di sintonia di una radio.
(NdR) E’ di recente pubblicazione il volume dell’autore: “AQUA. Le mirabolanti avventure dell’acqua elettromagnetica”, ed. Bibliopolis (Napoli, 2007).
Tratto da: airesis.net

vedi: Dominii coerenti con proprietà simili al laser, sono stati descritti nell’acqua (E. del Giudice, G. Preparata, G. Vitiello – 1988) “Water as a free electric dipole laser”, Phys. Rev. Lett. 61:1085-1088).

 Bibliografia: Effetti idroisteretici
P.Belon, J.Cumps, P.F.Mannajoni, J.Ste-Laudy, M.Roberfroid, F.A.C.Wiegant – “Inhibition of human basophil degranulation by successive histamine dilutions: results of a European multi-centre trial”- Inflammation Research, 48, supplement 1: S17-18 (1999)
V.Elia and M. Niccoli-  “Thermodynamics of Extremely Diluted Aqueous Solutions” – Annals of the New York Academy of Sciences, 879, 241 (1999)
V.Elia and M. Niccoli – “New physico-chemical properties of water induced by mechanical treatments. A Calorimetric study at 25°C” – Journal of Thermal Analysis and Calorimetry, 61, 527-537 (2000)
V.Elia, M. Niccoli – “New Physico-Chemical Properties of Extremely Diluted Aqueous Solutions “- Journal of Thermal Analysis and Calorimetry,75, 815-836 (2004)
V.Elia, E.Napoli, M.Niccoli, L.Nonatelli, A. Ramaglia, E.Ventimiglia – “New Physico-Chemical Properties of Extremely Diluted Aqueous Solutions. A calorimetric and conductivity study at 25°C.” – Accepted for publication on Journal of Thermal Analysis and Calorimetry
L.Rey – “Thermoluminescence of ultra-high dilutions of lithium chloride and sodium chloride” – Physica A, 323, 67-74 (2003)
G.Piccardi, R.Cini – “Polymerization and the low-frequency electromagnetic field” – J. of Pol. Sci., 48, 393 (1960)
G.Piccardi – “22 year solar cycle and chemical test” – Geof. e Meteor., XX, 104 (1961)
F.De Meyer and C.Capel-Boute, – “Statistical analysis of Piccardi chemical tests” – Int. J. Biometeor., 31, 301-322 (1987)
L.Boulanger – “Observations on variations in electrical conductivity of pure demineralized water: modification (“activation”) of conductivity by low-frequency, low level alternating electric fields” – Int. J. Biometeor.,  41, 137-140 (1998)
G.Preparata – “QED Coherence in Matter” – World Scientific (1995)
R.Arani, I.Bono, E.Del Giudice and G.Preparata – “QED Coherence and the thermodynamics of water” – Int.J.Mod.Phys.B, 9, 1813 (1995)
E. Del Giudice, G. Preparata – “A new QED picture of water: understanding a few fascinating phenomena” in the Vol. Macroscopic Quantum Phenomena (ed. E.Sassaroli et al.), World Scientific (1998)
A.R.Liboff – “The charge to mass ICR Signature in weak ELF Bioelectromagnetic effects”, in Advances Electromagnetic Fields in Living Systems, Vol.4, Kluver/Plenum, N.Y., J.LIN Ed. (2003)
M.N.Zhadin, V.V.Novikoff, F.S.Barnes and M.F.Pergola – “Combined Action of static and alternating magnetic fields on ionic current in acqueous glutamic acid solution” – Bioelectromagnetics, 19, 279-292 (1998)
Vedi anche gli studi del prof. Bistolfi (GE) –  “Campi Magnetici in medicina” – ” Radiazioni non ionizzanti, ordine, disordine e biostrutture” –  MINERVA MEDICA

Ulteriore Bibliografia:
P.Belon, J.Cumps, P.F.Mannaioni, J.Ste-Laudy, M.Roberfroid, F.A.C.Wiegant “Inhibition of human basophil degranulation by successive histamine dilutions: results of a European multi-centre trial”
Inflammation Research, 48, supplement 1: S17-18 (1999)
V.Elia and M.Niccoli “Thermodynamics of Extremely Diluted Aqueous Solutions”
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La quarta fase dell’acqua

Cosa fa salire le sottili nuvole di vapore dalla vostra tazza di caffè bollente o le nuvole bianche che volteggiano in cielo ?
Perché l’acqua del vostro dessert di gelatina non cola ?
Perché la vostra lingua si incolla a una superficie ghiacciata ?
Perché le vostre articolazioni non scricchiolano ?

Domande come queste sono rimaste senza risposta.

Il fatto che una componente del corpo così primaria come l’acqua (99% di tutte le molecole, come numero, e più del 60% del peso corporeo), sia stata fraintesa così a lungo, ci suggerisce:
LA MANCANZA DI CULTURA E DI PENSIERO della MEDICINA GENERALE.

La struttura dell’acqua descritta dall’elettrodinamica quantistica presenta una fase incoerente e una fase coerente.

Nell’acqua liquida abbiamo i domini di coerenza dove troviamo una situazione di ordine dinamico intercalati da zone in cui le molecole si trovano ancora in uno stato caotico.

I domini di coerenza non vanno pensati come qualcosa di stabile ma di dinamico: continuamente molecole entrano ed escono dal dominio, e con l’aumentare della temperatura, per l’aumentare dell’agitazione termica, tendono a sfaldarsi fino al punto in cui, raggiunti i 100 gradi, tutti i domini scompaiono e l’acqua passa interamente allo stato di vapore, di gas.

Dall’altra parte, quando la temperatura diminuisce i domini diventano più stabili, fino al punto in cui scompare la parte caotica e si aggregano assieme in un reticolo cristallino: il ghiaccio.

L’elettrodinamica quantistica ha prodotto una visione dell’acqua liquida come di un mezzo che, per una peculiarità dello spettro elettronico della molecola, si rivela uno strumento essenziale per comunicazioni a grande distanza, essendo capace di mutare la sua organizzazione supramolecolare in accordo all’interazione con l’ambiente. All’interno dei domini di coerenza le molecole oscillano all’unisono tra due configurazioni della loro nuvola elettronica, producendo un campo elettromagnetico.

L’acqua allo stato liquido oltre ai domini di coerenza racchiude in sé un altro segreto, un’altra “anomalia fisica”, che vedremo essere la caratteristica che permette il manifestarsi della Vita.

Il ghiaccio è una struttura cristallina, quindi una struttura ordinata, formata da microstrutture esagonali in cui ogni strato è connesso da legami chimici agli strati sovrastanti e sottostanti.

L’acqua che si trova a contatto con una superficie idrofila acquista anche, grazie ai domini di coerenza, una struttura cristallina, in cui i diversi strati, a differenza del ghiaccio, sono fra loro liberi.

Quest’acqua liquida strutturata, assume delle proprietà fisico-chimiche che la differenziano in maniera netta dall’acqua “normale”.

La proprietà di cedere elettroni rende questa acqua, dal punto di vista fisico, molto simile ad un metallo.

I domini di coerenza che formano una struttura cristallina ai bordi dell’acqua liquida hanno la capacità di convertire l’energia (ad esempio l’energia luminosa) in una struttura ordinata aumentando di dimensione. L’acqua è quindi un elemento inorganico che riesce a convertire l’energia in organizzazione, abbassando l’entropia del sistema (la neghentropia).

La scienza ci dice che gli organismi viventi sono le entità neghentropiche di questo nostro universo, gli enti che riescono a trasformare l’energia in organizzazione, evitando la deriva verso l’aumento di entropia inevitabile nel mondo inorganico.

L’acqua attivata, che si può chiamare anche acqua organizzata, o acqua interfacciale (in quanto è l’acqua che si trova a contatto di altre superfici) ha un’altra caratteristica importante: non permette il passaggio di particelle superiori a un certo volume che si trovano disperse al suo interno.

Per questo motivo prende anche il nome di acqua EZ o acqua con esclusione di zona.

La scoperta di grandi zone di esclusione del soluto prossime alle superfici idrofilie implica la possibilità di ottenere una purificazione spontanea dell’acqua contenuta nella zona di esclusione.

Se poi consideriamo che affinché quest’acqua si strutturi in maniera stabile servono le superfici idrofile, e le cellule viventi sono piene di membrane che sono strutture idrofile (membrana cellulare, membrana nucleare, reticolo endoplasmatico, mitocondri…) si capirà che ci stiamo avvicinando al “segreto” della Vita.

Questa organizzazione che nell’acqua vediamo ancora in maniera statica diventerà dinamica nel­l’organismo vivente grazie anche agli elettroni liberati da quest’acqua attivata e a tutte le molecole organiche presenti.

Gli elettroni quasi liberi saranno alla base di tutte le reazioni di ossido-riduzione che sono indispensabili alla vita.

Per due terzi l’acqua nel nostro corpo è contenuta all’interno delle cellule, ciò significa che è in stretto contatto con superfici microscopiche. Questo significa che la gran parte dell’acqua nel nostro corpo è del quarto stato, quello liquido cristallino o strutturato.

I vasi sanguigni sono caratterizzati dalla presenza della quarta fase dell’acqua.

I mitocondri e le proteine sono caratterizzati dalla presenza della quarta fase dell’acqua.

Le superfici caricate delle cellule sono in grado di ordinare le molecole d’acqua vicine che assumono la proprietà di escludere i soluti, in una maniera simile al comportamento del ghiaccio.

Le proprietà fisiche dell’acqua EZ possono essere riassunte come segue:

  1. L’acqua EZ è considerevolmente più viscosa dell’acqua normale (di circa dieci volte).
  1. L’acqua EZ ha un potenziale elettrico negativo (gel: 120 mV; Nafion 200 mV) rispetto alla normale acqua circostante; quindi la coppia acqua EZ – acqua normale è una pila redox.
  1. I protoni si concentrano al confine tra l’acqua EZ e l’acqua bulk.
  2. L’acqua EZ mostra un picco di assorbimento di luce a 270 nm; esso emette fluorescenza quando viene eccitata da luce che abbia questa lunghezza d’onda.
  1. L’illuminazione dell’acqua EZ attraverso la luce (specialmente la radiazione infrarossa) accresce lo spessore dello strato.

Si è ipotizzato che i fotoni incidenti causino un qualche cambiamento nella struttura dell’acqua che predisponga la riorganizzazione delle molecole dando la carica energetica necessaria per la creazione della zona di esclusione abbassando l’entropia del sistema.

L’energia assorbita dall’acqua, viene quindi impiegata per compiere il lavoro che permette alle microsfere di separarsi, ovvero alle molecole d’acqua di strutturarsi. I fotoni provenienti dalla luce solare, quindi, sembrano avere un inaspettato effetto che va al di là del semplice riscaldamento.

In altre parole, l’acqua agisce come un sistema in grado di convertire l’energia radiante in differenti tipologie di energia.

Come due cariche elettriche si possono attrarre, a causa di una sottile differenza di carica, così è tra lo stato liquido cristallino dell’acqua e lo stato di massa d’acqua fluida.

Le polarizzazioni elettro-magnetiche tra l’acqua in uno stato liquido cristallino (caricata negativamente) e l’altra acqua (caricata positivamente) che è più distante dalla superficie di contatto.

Da quale struttura deriva ?
Deriva dalla struttura iniziale del ghiaccio.

Quale variazione chimica della struttura iniziale del ghiaccio, FOGLI ESAGONALI, è responsabile della generazione del quarto stato o stato gelatinoso (gel) che ha carica negativa.

Uno slittamento dei piani con formazione di struttura a nido d’ape la cui cella non contiene più H2O ma H3O2, un rapporto tra atomi di idrogeno e di ossigeno di 3:2 differente dal rapporto 2:1 presente nell’acqua liquida (bulk water).

A differenza di quanto avviene nel ghiaccio, i vari layer hanno la possibilità di scorrere gli uni sugli altri.

La carica negativa e il pH acido misurati in prossimità dell’EZ fanno ipotizzare che ci sia un allontanamento di protoni (H+) verso la bulk water, gli stessi protoni che nel ghiaccio tengono ben saldi i layer tra di loro in un reticolo cristallino tridimensionale.

I soluti, infatti, dovrebbero riuscire a passare unicamente attraverso gli spazi esagonali che si riducono ulteriormente se si pensa a una struttura i cui piani sono sfalsati. Solamente i protoni e le piccole particelle avrebbero quindi teoricamente la possibilità di accesso.

Tuttavia in acqua i protoni tendono a formare ioni idronio (idrossonio, H3O+) che per dimensioni sarebbero esclusi.

Questa struttura costituita da differenti layer disposti in modo tale che la carica negativa di un layer sia attratta da quella positiva del layer successivo.

In condizioni di normalità e di salute l’acqua del sistema vivente si trova nella condizione di supercoerenza, facilitata dalla presenza di continue superfici biologiche interfacciali che ne inducono l’organizzazione, mentre la semplice acqua (“bulk water”) non presenta normalmente questa caratteristica fondamentale.

L’acqua gioca un ruolo di primo piano nei processi biologici: la maggior parte delle reazioni chimiche che avvengono nel nostro organismo e in quello di altri esseri viventi sono in fase acquosa, ovvero in presenza di acqua come solvente; essa, il “solvente del corpo umano”, è mezzo di comunicazione tra i tessuti cellulari (liquido interstiziale) e mezzo regolatore di tutte le funzioni, incluse le attività dei soluti dissolti e circolanti in essa.; depura dalle scorie; trasporta i nutrienti; mantiene la pressione osmotica; veicola tutte le informazioni fisiche ed intellettive.

Quella che emerge è una descrizione dell’acqua che supera, la visione tradizionale che la definisce come un “composto chimico di formula H2O”, ovvero un fluido rispondente unicamente alle leggi della fisica e della chimica classica.

L’acqua può essere descritta come un sistema dissipativo complesso.
By Ing. Giuseppe Reda

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Esperto per la Vera scienza, conoscenza, filosofo della vita eterna, esperto in Medicine Naturali, Scienza della Nutrizione, Bioelettronica e Naturopatia. - Consulente di https://mednat.news/curriculum.htm + https://pattoverascienza.com - info@mednat.news - Curatore, Tutore, Notaio, Trustee del TRUST estero: VANOLI GIOVANNI PAOLO (G.P.) - Human Rights Defender ONU/A/RES/53/144 1999 - Difensore dei Diritti dei Batteri e Virus, cioè della Vita/Natura in genere